Come orientarsi fra i fondi interprofessionali

Come orientarsi fra i fondi interprofessionali

La formazione aziendale è da sempre un tema centrale e negli ultimi anni, con le sfide del digitale e dell’Industry 4.0, ne parliamo sempre di più. Ma come si finanziano i corsi? In Italia la gran parte delle risorse arriva dai fondi interprofessionali.

I fondi interprofessionali esistono ormai da una quindicina di anni ma non è semplice capire quali sono le differenze fra un fondo e un altro e come sceglierne uno. Oggi proviamo a darvi qualche consiglio su come fare.
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Cosa sono i fondi inteprofessionali

Si tratta di organismi di natura associativa fondati attraverso accordi fra le organizzazioni sindacali e altre organizzazioni di rappresentanza delle parti sociali.

Questi fondi — che per esteso si chiamano fondi paritetici interprofessionali per la formazione continua — sono stati istituiti nel 2000 con la legge 388 e i primi organismi associativi si sono costituiti un paio di anni più tardi.

La legge 388 stabilisce che le aziende possono scegliere di destinare la quota dello 0,30% dei contributi versati all’INPS — il cosiddetto “contributo obbligatorio per la disoccupazione involontaria”— a uno dei fondi interprofessionali. I contributi versati al fondo verranno poi utilizzati per finanziare la formazione aziendale.

Le finalità dei fondi inteprofessionali

Lo scopo di questi fondi è quello di finanziare i piani formativi aziendali, individuali e tutte le attività connesse alle iniziative formative destinate ai propri dipendenti. E dal 2011 queste attività possono coinvolgere anche i lavoratori con contratti di apprendistato e a progetto.

Come si aderisce a un fondo

Fondo InterprofessionalePer aderire a un fondo professionale bisogna compilare le parti apposite del flusso UNIEMENS che va trasmesso all’INPS.

Una volta scelto il fondo a cui aderire, l’azienda dovrà selezionare l’opzione “Adesione” nella sezione “FondoInterprof” e dovrà poi indicare il codice del fondo e il numero dei dipendenti.

Ogni impresa può aderire a un solo fondo, ma l’adesione ha validità annuale ed è revocabile.

In caso di revoca e adesione a un nuovo fondo, l’azienda può traferire a quello nuovo il 70% del totale delle somme confluite nel triennio antecedente a quello precedente.

Ricordiamo però che:

  • il trasferimento dei fondi non può riguardare micro e piccole imprese;
  • l’importo da trasferire deve essere di almeno 3.000 euro;
  • le quote da trasferire non possono essere riferite a periodi antecedenti il 1° gennaio 2009.

Le imprese che non aderiscono ai fondi interprofessionali devono versare all’INPS il contributo dello 0,30% di cui scrivevamo all’inizio. Quindi il vantaggio di aderire a un fondo è quello di poter reinvestire questo contributo direttamente nella propria azienda organizzando attività di formazione.

Quadro attuale dei fondi interprofessionali

Oggi i fondi operativi sono 19, dei 22 autorizzati dal Ministero del Lavoro, di cui 3 dedicati ai dirigenti. A questi si aggiunge il Forma.Temp. dedicato a formazione e sostegno al reddito dei lavoratori in somministrazione.

Per chiarire l’impatto dei fondi accantonati sulla formazione finanziata, vi diciamo che nel 2015 le risorse ammontavano a 634 milioni di euro, ovvero circa l’80% del totale delle risorse dell 0,30% per la formazione.

I fondi interprofessionali quindi sostengono la gran parte delle azioni di formazione continua. E questo anche oggi, nonostante i tagli e i prelievi che hanno fatto sì che lo 0,30% sia diventato lo 0,19%.

Attraverso i fondi si possono finanziare 4 tipi diversi di piani formativi:

  • piani territoriali, che prevedono azioni di formazione che coinvolgono imprese di settori produttivi diversi che operano sullo stesso territorio;
  • piani settoriali, rivolti a più imprese dello stesso settore;
  • piani aziendali, dedicati ai lavoratori delle singole azienda;
  • piani individuali, ovvero dei percorsi formativi volti alla riqualificazione delle competenze di uno o più lavoratori.

Come scegliere il fondo interprofessionale a cui aderire

Si può legare la decisione al settore di appartenenza, perché i fondi coprono la maggior parte dei settori aziendali. Ma si può anche fare una scelta diversa, magari legata al tipo di contratto applicato ai dipendenti.

Nella decisione pesano anche le modalità di erogazione dei finanziamenti. Le principali sono 3. La prima sono gli avvisi a cui l’azienda deve rispondere presentando il proprio piano formativo entro il termine indicato nel bando. In questo caso la formazione viene finanziata se il progetto supera la valutazione della commissione.

Un’altra modalità è il Conto Formazione Aziendale, ovvero un conto nel quale l’impresa può accantonare le somme versate. In questo caso l’azienda può disporre delle quote che ha versato quando e come meglio crede, rimanendo nei limiti di finanziamento stabiliti dal fondo a cui aderisce.

La terza modalità è il Conto Formazione Aggregato che si ha quando diverse imprese decidono di cumulare i versamenti in un conto comune. La gestione delle risorse può essere affidata a una delle imprese oppure a un ente di formazione.

E qui entra in gioco anche la classe dimensionale dell’azienda. Le grandi aziende infatti tendono a privilegiare i fondi che prevedono i conti aziendali perché è molto probabile che riescano a finanziare la formazione solo con i propri accantonamenti. Per le PMI invece è più facile lavorare con gli avvisi.

La scelta dipende da diversi fattori ma in ogni caso deve tenere conto dei fabbisogni formativi dell’azienda.

I tre fondi principali

Senza raccontarvi uno per uno tutti e 19 i fondi, vi diamo qualche informazione in più sui tre che raccolgono il maggior numero di aziende e lavoratori, secondo quanto gli stessi fondi hanno dichiarato al Sole 24 Ore a gennaio.

Fondi Interprofessionali in Italia

Fondimpresa

A Fondimpresa aderiscono 185.000 aziende per un totale di 4,46 milioni di lavoratori. È il fondo interprofessionale per la formazione continua di Confindustria, Cgil, Cisl e Uil ed è aperto ad aziende di ogni settore e dimensione.

Le imprese aderenti hanno a disposizione tre canali di finanziamento:

  • il Conto di Sistema che è un conto collettivo ai cui stanziamenti si accede tramite avviso e finanzia piani formativi settoriali o territoriali;
  • il Conto Formazione, ovvero il conto aziendale di cui dispone ogni aderente;
  • il Contributo Aggiuntivo, a cui si accede rispondendo ad avvisi specifici e che consente alle PMI di avvalersi di risorse integrative per realizzare il proprio piano formativo.

Fondo For.Te.

Il secondo fondo più “popolato” è il Fondo For.Te., con più di 1.200.000 lavoratori di oltre 118.000 aziende. È promosso da CONFCOMMERCIO, CONFETRA e CGIL, CISL, UIL e copre il settore terziario, in particolare commercio, turismo, servizi, logistica, spedizioni e trasporti.

Il Fondo For.Te. consente agli aderenti di scegliere un Conto Aziendale o un Conto Aggregato oppure di rispondere agli avvisi anche senza optare per i conti.

Ci sono 4 tipologie di avvisi:

  • l’Avviso di Sistema che ha finalità generali ed è destinato a finanziare piani aziendali, settoriali e territoriali;
  • l’Avviso per Progetti tematici;
  • l’Avviso per Progetti speciali/innovativi di tipo sperimentale;
  • l’Avviso per la fruizione dei voucher formativi.

FonARCom

Ultimo fondo che prendiamo in esame è FonARCom, costituito da CONF.S.A.L. e CIFA e dedicato alle PMI del terziario e dell’artigianato. FonARCom conta oltre 170.000 aziende aderenti per un totale di 1.150.00 lavoratori.

Gli strumenti di finanziamento sono il Conto Aziendale, il Conto Aggregato e gli avvisi, che si suddividono in 5 tipologie:

  • l’Avviso generale, ovvero un bando annuale e fruibile con modalità a finestra per la presentazione dei piani formativi articolati anche in più d’una attività;
  • gli Avvisi tematici, dedicati a specifiche tipologie di aziende o operatori di un determinato settore;
  • l’Avviso Detto/Fatto! Aziende, ovvero uno strumento flessibile per soddisfare, con tempi ristretti e modalità semplificate, le esigenze formative di singoli lavoratori o piccoli gruppi;
  • l’Avviso per dirigenti, anche questo con modalità semplificate, per formare singoli dirigenti o piccoli gruppi;
  • gli Avvisi per studi professionali per formare il personale degli studi, appunto.

Fra tutti i fondi interprofessionali ci sono molte caratteristiche simili ma anche tante sfumature diverse.

Per questo, se state pensando di aderire a un fondo, vi consigliamo di fare una ricerca approfondita e di scegliere poi basandovi sulle vostre esigenze di formazione reali.

Intanto speriamo che questa breve panoramica sulla storia e sul funzionamento dei fondi vi abbia chiarito le idee almeno un po’.


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