Lo Smart Working è una parte della People Strategy aziendale

Lo Smart Working è una parte della People Strategy aziendale

Con questo episodio è continuato il nostro piccolo viaggio dentro lo smart working nelle aziende italiane. Nei precedenti due episodi vi abbiamo presentato i risultati del lavoro effettuato dall’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano ed incontrato una delle aziende premiate nell’ambito dello Smart Working Award, il Gruppo Hera. In questa puntata è stata con noi un’altra azienda virtuosa, anch’essa premiata agli award, per raccontarci più nel dettaglio quanto è stato realizzato ed i risultati ottenuti. E’ stata infatti nostra ospite A2A, altrettanto nota multi-utility, nella persona di Maria Cristina Vaccarisi, che in A2A è Responsabile Change Management, People Management e Comunicazione Interna.
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Di seguito il testo integrale dell’intervista, non rivisto dall’autore:

GV: Buongiorno Maria Cristina e benvenuta su Colazione di Lavoro.

MCV: Buongiorno e grazie a voi.

MC Vaccarisi - A2AGV: Grazie per essere qui con noi. Prima di parlare di smart working facciamo una breve presentazione di A2A. La conoscevamo ovviamente tutti, ma ci faccia capire qual è la vostra identità aziendale e cosa vuol dire portare avanti progetti di sviluppo in una realtà come la vostra…

MCV: Molto brevemente: siamo la maggiore multiutility italiana, ai vertici dei settori dell’energia, dell’ambiente, del calore delle reti. Siamo leader nei servizi ambientali e del teleriscaldamento. Il nostro lavoro è mettere insieme l’evoluzione delle tecnologie e i servizi che offriamo. Siamo impegnati in un costante percorso di integrazione sui territori, puntiamo sulla ricerca, investiamo in nuove tecnologie. E questo è il nostro core business. E’ una grande sfida, però ispirata anche alle nostre eccellenze, che sono: qualità, efficienza, sostenibilità sui territori, ascolto delle persone, trasparenza e rispetto. E’ ovvio che i progetti di sviluppo partano da queste basi con l’obiettivo di dare un valore, di fare uno sviluppo un po’ aperto a tutti, nel rispetto delle performance aziendali e della qualità di vita dei nostri dipendenti e dei nostri utenti.

GV: Veniamo a questo punto al nocciolo della nostra chiacchierata: A2A ha implementato lo smart working e lo ha fatto in una maniera che è stata giudicata meritevole dallo Smart Working Award. Ci racconta le caratteristiche di questo progetto?

MCV: A2A voleva stimolare il cambiamento culturale all’interno di un’organizzazione molto complessa e le parole chiave del nostro progetto sono sicuramente flessibilità, autonomia, responsabilizzazione. E cogliere le sfide sempre rispettando e promuovendo l’evoluzione digitale. Quindi il nostro progetto, che è stato avviato nel 2016, ha subito posto un punto molto fondamentale: lavorare all’interno dell’azienda per creare un progetto insieme a tutte le funzioni aziendali. Quindi non è stato un progetto HR, quindi direzione risorse umane, ma è stato un progetto dell’azienda. E’ nato nel 2016 con 200 persone, è stato fatto grazie a un accordo sindacale e a un regolamento che ogni dipendente ha firmato ed è stato sponsorizzato in maniera molto forte dall’amministratore delegato. Nel 2018 abbiamo ampliato il perimetro e siamo arrivati a 800 persone.

GV: Ben più che un esperimento pilota a questo punto….

MCV: Diciamo che i fattori chiave per questo progetto sono stati fondamentalmente il capire quanto era sostenibile all’interno della nostra cultura aziendale e quanto erano importanti gli investimenti digitali da portare. Quali KPI valutare durante il progetto, quindi quali indicatori qualitativi e quantitativi applicare a questo progetto, e soprattutto come comunicarlo a tutti, dando il senso di quello che si stava facendo.

GV: Quali sono stati i benefici che avete raccolto sinora? Le difficoltà che sono state rilevate? Il management in particolare che coordina gli smart workers, cosa dice? E gli smart workers stessi?

MCV: Prima di tutto abbiamo creato un sistema di comunicazione che coinvolgesse gli smart worker, chi non faceva smart worker, ma anche i capi. I capi sono stati molto contenti dell’iniziativa e hanno rilevato che non ci fosse una differenza di qualità di performance tra lo smart worker e il non smart worker. E soprattutto siamo andati a rilevare un altissimo gradimento dell’iniziativa sia da parte degli smart worker che da parte dei capi, che supera il 9 su 10. Quindi in 9,2 su 10 hanno gradito e stanno gradendo l’iniziativa. Sui benefici, parliamo un po’ di numeri: i benefici sono prima di tutto legati al benessere e alla sostenibilità. Ogni persona ha risparmiato circa 1.100 chilometri l’anno, ha evitato 32 ore all’anno di trasferimenti casa-ufficio e il 40% degli smart worker ha anche guadagnato circa 160€ l’anno risparmiando su tutto quello che erano i trasferimenti o tutto quello che serve insomma per venire a lavorare: quindi grandi benefici per gli smart worker.

GV: Assolutamente niente male. Avete già in cantiere un’evoluzione di questo progetto?

MCV: Noi ci siamo posti già dal 2016 degli obiettivi ben precisi e siamo arrivati da 200 a 800 nel 2018-19 e al 2020 puntiamo a 1200. Perché questo dato è stato inserito all’interno del nostro piano industriale. Quindi 1.200 persone al 2020. E ovvio che qualche difficoltà c’è, non è un progetto semplice da portare avanti. Bisogna investire molto in cultura digitale e formare le persone a far sì che lo smart working sia una modalità agile molto semplice e con una buona strumentazione digitale, insieme alla cultura ovviamente manageriale.

GV: In termini più generali, quali altri cambiamenti sono in atto in A2A che riguardano la gestione del capitale umano? C’è qualche iniziativa in particolare che si sente di segnalare?

MCV: Lo smart working è nato all’interno di una people strategy: abbiamo pensato allo smart working come ad uno dei progetti legati alla nostra people strategy. Un altro progetto molto importante si chiama ABC: ascolto, bisogno, cambiamento. E’ un piano di sviluppo manageriale per tutti i 1.100 capi. Oltre a questo abbiamo un nuovo sistema di talent management dedicato ai giovani e abbiamo progetti anche dedicati alle donne per incrementare il bilanciamento di genere a tutti i livelli aziendali, anche soprattutto sui manager. Abbiamo appena lanciato un nuovo digital workplace: un nuovo modo per lavorare, uno spazio di lavoro virtuale, che tutti i nostri dipendenti hanno a disposizione e che poi è molto legato anche a un’attività di smart working e di lavoro agile. Quindi diciamo che tutti i nostri progetti hanno in chiave sistemica, una connessione tra di loro all’interno di una people strategy, che è poi inserita all’interno del piano industriale.

GV: In chiusura della nostra intervista: può lasciarci alcuni suoi riferimenti per chi volesse mettersi in contatto con lei o approfondire alcune delle cose di cui abbiamo parlato oggi?

MCV: Certo, mi potete trovare a maria.vaccarisi@a2a.eu e su LinkedIn.

GV: Grazie ancora Maria Cristina di essere stata con noi e di averci aperto, anche se per pochi minuti, le porte della direzione delle risorse umane in A2A. Speriamo di sentirci presto ai nostri microfoni. Buon lavoro.

MCV: Grazie a voi. Buon lavoro a presto.


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