I robot ci ruberanno il lavoro, anzi no

I robot ci ruberanno il lavoro, anzi no

E’ uno dei riempipista nei dibattiti sul mercato del lavoro ormai da tanti anni: il rischio che l’evoluzione tecnologica possa un giorno estromettere parte della forza lavoro dall’impiegabilità. Premesso che tale resa dei conti è ben lontana dall’essere dietro l’angolo (ammesso che arrivi mai), è innegabile l’accelerazione degli ultimi periodi nell’uso di robot e dell’intelligenza artificiale dentro le organizzazioni.
A rifare il punto sulle opinioni in merito ed analizzare i nuovi sistemi che vengono definiti all’interno delle organizzazioni, è giunto, alla sua seconda edizione, il Rapporto 2019 AIDP – Associazione Italiana Direzione Personale e LABLAW (uno dei più importanti studi giuslavoristici italiani) a cura di DOXA su Robot, Intelligenza artificiale e lavoro in Italia, presentato a Roma presso il CNEL.

I dati emersi evidenziano da una parte la consapevolezza della centralità delle risorse umane nella trasformazione tecnologica e digitale in atto, dall’altra un certo timore rispetto ai rischi che questa comporta.

Il 70% degli italiani pensa che l’intelligenza artificiale (AI) applicata alle organizzazioni produttive porterà alla perdita di migliaia di posti di lavoro e per il 50% rischia di portare al predominio delle macchine sull’uomo.
Per il 94% del campione l’utilizzo dei robot e dell’intelligenza artificiale ha portato a scoperte e risultati un tempo impensabili, per l’89% è necessario per svolgere le attività troppo faticose e pericolose per l’uomo ma non potrà mai sostituirlo completamente. Contribuisce, poi, a migliorare il benessere e la qualità della vita (87%). Per il 53% l’ambito di maggiore utilità è nella logistica e nei trasporti, per il 51% nel settore manifatturiero e nell’industria, per il 50% nella medicina e nei servizi sanitari, per il 48% nel settore militare, nella sicurezza e nel settore automobilistico.

Intelligenza artificiale nel lavoroIn aggiunta alla dimensione professionale, la ricerca ha voluto fare il quadro anche su quella personale in riferimento al rapporto con l’AI: Il 43% degli intervistati ha utilizzato sistemi di robot e intelligenza artificiale al lavoro e a casa, e il 47% ha fruito o effettuato acquisti tramite piattaforme e soluzioni basate su AI. Anche se molto interessati alle nuove tecnologie (89%), la conoscenza non è giudicata molto estesa (65%).
Il 90% dei consumatori giudica positivamente l’esperienza con Robot e IA. Si conferma l’identikit dell’italiano tipo più interessato e con maggiori conoscenze sull’intelligenza artificiale e la robotica, anche in termini di intensità di utilizzo delle nuove tecnologie: sono soprattutto uomini giovani, con elevata scolarizzazione, appartenenti alla classe dirigente.

La presidente di Aidp, Isabella Covilli Faggioli (già ospite di Colazione di Lavoro nella puntata che potete riascoltare qui) , in questa fase di transizione nelle organizzazioni del lavoro, ha ribadito la centralità dell’etica e della competenza per riaffermare il ruolo delle risorse umane: “Per cogliere le opportunità e governare le criticità della rivoluzione tecnologica in atto dovremmo puntare perlomeno, ma non solo, su due capisaldi su cui far leva: l’etica e le competenze. L’etica: va riaffermata una visione del progresso fondata sulla centralità della persona umana e la correttezza nella sua valorizzazione. Le competenze: appare assodato che per stare nel nuovo mercato del lavoro 4.0 occorre sviluppare competenze adeguate senza le quali il rischio di finire ai margini è concreto, sia competenze umane che tecniche”.
Insomma, ammesso che un domani un robot possa soppiantarci, orientare opportunamente il proprio sviluppo delle competenze darà sempre la garanzia di essere centrali e alla guida rispetto al cambiamento in essere.


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